DONTE MATHIS ovvero il manuale del perfetto playmaker. Fa girare la squadra alla perfezione, innesca i compagni nel modo giusto al momento giusto, segna e distribuisce assist come se piovesse. E’ il punto di riferimento, il leader in campo, i compagni lo sanno e per questo lo cercano sempre. Mathis, però, è uno concreto, uno che non si lascia prendere dal facile entusiasmo, conosce troppo bene la pallacanestro per pensare che una sola vittoria possa essere sufficiente a definire forte una squadra. «Era la prima di campionato — dice Mathis — e di fronte avevamo una squadra come Ostuni che non è per niente un avversario facile. Conosco i giocatori e so qual è il loro valore e per questo dico che la nostra stata una vittoria importante. Sono soddisfatto perché ho visto tante cose positive ma anche altre che dobbiamo rivedere. Nei primi venti minuti il nostro gioco era troppo statico, poi quando abbiamo trovato il ritmo e giocato la nostra pallacanestro le cose sono cambiate. Non possiamo prescindere da giocare in velocità e aggressivi». La Giorgio Tesi Group quando è riuscita a giocare la sua pallacanestro ha regalato anche spettacolo. «Ogni tanto — dice sorridendo Mathis — sono un appassionato di pallacanestro e quando guardo una partita voglio vedere lo spettacolo e lo stesso quando gioco. Nella nostra squadra ci sono giocatori come Jones, Hardy, Galanda, un mix di gente che sa fare il lavoro sporco e anche regalare spettacolo».
RIMANENDO in tema chi si è presentato con un gran bel biglietto da visita è stato Dwight Hardy. La guardia di New York ha messo in mostra il suo repertorio che non è affatto male. «Tutto è nato dai primi tiri che ho fatto — dice Hardy — sono entrati e questo mi ha dato fiducia, dopo è stato tutto più facile». Detto così sembra una cosa normale, da nulla, ma la verità è che Hardy è stato devastante in attacco segnando 23 punti tutti pesanti. Non a caso quando Moretti lo ha richiamato in panchina nei minuti finali, il pubblico gli ha riservato la standing ovation. «Il pubblico è stato fantastico — dice Hardy — qui è diverso rispetto all’America e oggi i nostri tifosi sono stati il sesto uomo in campo. I punti? L’importante è la vittoria della squadra».
RIMANENDO in tema chi si è presentato con un gran bel biglietto da visita è stato Dwight Hardy. La guardia di New York ha messo in mostra il suo repertorio che non è affatto male. «Tutto è nato dai primi tiri che ho fatto — dice Hardy — sono entrati e questo mi ha dato fiducia, dopo è stato tutto più facile». Detto così sembra una cosa normale, da nulla, ma la verità è che Hardy è stato devastante in attacco segnando 23 punti tutti pesanti. Non a caso quando Moretti lo ha richiamato in panchina nei minuti finali, il pubblico gli ha riservato la standing ovation. «Il pubblico è stato fantastico — dice Hardy — qui è diverso rispetto all’America e oggi i nostri tifosi sono stati il sesto uomo in campo. I punti? L’importante è la vittoria della squadra».
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