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Durante l'assemblea dell'assemblea "Per Amore solo per Amore" è intervenuto l'assessore allo Sport Luca Rizzo Nervo, che ha fatto il punto della situazione attuale del PalaDozza.
Dopo le decisioni della FIP al momento l'orientamento dell'Amministrazione pare essere indirizzato verso la decadenza dell'attuale convenzione e dell'assegnazione della gestione dell'impianto mediante bando, a meno che non ci sia un accordo Sacrati-Romagnoli. Il termine fissato è il 31 luglio.
Ecco le parole di Rizzo Nervo:
Molte delle scelte sul Paladozza hanno avuto origine precedente a questa giunta, cosa che non dico per scansare responsabilità ma per mettere in fila l’iter che ci ha portato fin qua. Durante il commissariamento sono state riscontrate una serie di inadempienze del Paladozza in riferimento al suo uso sportivo: doveva essere usato per il 60% con basket professionistico, e la cosa negli ultimi due anni non si è realizzata. Quindi sia l’Amministrazione che il CONI (che negli anni ’50 aveva ceduto il Paladozza al Comune), mancando questo presupposto, sono intervenuti per togliere la gestione a Gilberto Sacrati. Questo nulla c’entra con il debito di sei milioni, per cui ci sono altri iter e altre procedure in essere: qui si parla solo dell’utilizzo dell’impianto. Perché siamo intervenuti solo su Sacrati e non sull’ATI? Perché nell’atto di costituzione di questa ATI è stato chiarito come a Melegari e Ragni fosse affidata la ristrutturazione, e come fosse compito specifico della Fortitudo Srl l’attività sportiva e la gestione dell’extrasportivo. Venuto meno questo, Sacrati è stato definito decaduto e sfrattato. Contestualmente, Formiglio e la Cancellieri, anche affidandosi ad un consulto legale, si sono chiesti a chi affidare la gestione: o dare continuità alla convenzione, e trovare una continuità o venire meno e aprire un bando. Si decise che poteva realizzarsi un subentro, da parte di Giulio Romagnoli, come prosecutore della esperienza cestistica e sportiva della Fortitudo: questo è nato da alcuni elementi che sussistevano e che ora in parte sono venuti meno. Ovvero, tra Fortitudo Srl e Romagnoli c’era un contratto di subconcessione del marchio, tra le due realtà c’era una collaborazione sportiva, e la SG aveva riconosciuto nell’attività di Romagnoli, in prospettiva, il proseguire dell’attività. Preferendo quindi andare avanti con la convenzione, annessi e connessi, con anche il credito di sei milioni che per una Amministrazione sono, ovvio, una cifra importante.
Il Tar, respingendo la richiesta di sospensiva da parte di Sacrati, è entrato – cosa non dovuta e forse anomala – sul merito, dicendo che non si ravvisavano i presupposti denunciati dallo stesso Sacrati. L’altro giorno, la decisione della FIP (affiliata CONI, originario proprietario di quella struttura, che era d’accordo nel passaggio a Romagnoli) ha sancito che non ci sia continuità sportiva tra Fortitudo e SG, quindi un presupposto è cambiato. Questo apre uno scenario complicato, siamo al venti luglio, i campionati iniziano tra poco, e l’Amministrazione non è, bilanci alla mano, in grado di riprendere in mano per tempi lunghi la gestione del Palasport. Per far reggere l’accordo, dovrebbe succedere qualcosa tra le due società: un confronto e un dialogo tra chi rivendica di essere la prosecuzione sportiva della Fortitudo. O, altrimenti, non ci sarebbero i presupposti per andare avanti con l’accordo assieme a Romagnoli, che scade a fine luglio, e si dovrebbe andare a bando. Il Comune si muove dentro criteri amministrativi: o gestisce direttamente, o fa bandi, non ci sono terze vie. O si parlano, o dopo la decisione della FIP dovrà tutelarsi davanti ad un accordo che non ha i presupposti iniziali, e questa è una scelta obbligata. Attenzione: questa è la gestione del Paladozza, che nulla c’entra con il giocarci dentro, dato che è nella sua natura essere uno spazio pubblico dedicato al basket professionistico. Società professionistiche di basket con sede a Bologna che volessero giocare, se non hanno problemi di natura legale o debiti nei confronti del Comune, hanno la possibilità di farlo. Il Comune, per gestirlo, avrebbe bisogno di almeno 350mila euro ogni anno. Se ci fosse la continuità, l’idea era di recuperare i soldi con 9/20 dentro il canone di locazione del Paladozza: se la convenzione venisse meno, non è immaginabile che chi vincesse il bando si facesse carico dei debiti precedenti. E i sei milioni andrebbero recuperati solo per vie legali.
Perché si è intervenuti a ridosso delle elezioni? L’Amministrazione si è interessata per recuperare il recuperabile quando c’è stato modo, parlando di un bene che è di proprietà della cittadinanza. Se cercheremo di avvicinare le parti? Le persone in questione sanno benissimo come stanno le cose, ci sono volontà che si devono incrociare, io posso solo dire che questa è la soluzione al problema. Se si esce dalla convenzione si va a bando, e può partecipare chiunque: per la gestione, noi chiediamo puntualità nei pagamenti, e se questo non avviene spesso le convenzioni si chiudono. Il fatto che ci siano i sei milioni di debito, se non ci sarà risanamento da parte di Fortitudo Srl, renderebbe complicato che questa possa partecipare al bando. Forse il Comune poteva agire con istanze fallimentari, ma è stata scelta un’altra via, in sede di Tar, cercando alternative per rientrare del debito. Andranno poi verificati i lavori fatti al Paladozza, per avere in maniera limpido il dettaglio di quanto realizzato, dopo due anni o quasi di inutilizzo ed essendoci opinioni diverse su quanto svolto. Termini? Quello che ho detto qui lo sanno anche i soggetti in questione, noi vorremmo che l’accordo rimanesse, ma anche eventuali alternative andranno decise con rapidità. Altrimenti, dopo un periodo di gestione diretta comunale, ci sarà un bando.
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