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Centocinquantuno presenti su milleduecento associati, quindi manca il quorum per decidere lo scioglimento dell’associazione.
Enza Citriniti (tesoriere dell’Associazione) - Avevamo raccolto 296426 euro a fine agosto scorso. 1377 versamenti sono stati restituiti, tra chi è rimasto associato e chi si è integralmente tolto. Il patrimonio netto rimasto è di 15128 euro, e in banca ci sono 74mila euro di fondi da restituire. Ci sono state spese bancarie anche abbastanza alte, ma tutto è stato pagato, e nulla è stato toccato: sul sito dell’associazione metteremo nuovamente on line il modulo per richiedere la restituzione. Approvato.
Federico Dettori - La quota associativa non è restituibile, e chi è rimasto socio lo rimane fino al 31 dicembre 2012; chiunque volesse, per qualsiasi motivo, dimettersi da associato, deve fare una richiesta scritta (all’indirizzo mail dell’Associazione), verrà tolto dal libro soci, ma deve farlo entra il 30 settembre di quest’anno.
Federico Faldini - C’è stato un comunicato, firmato dal Direttivo e non dalla Associazione, dato che nessuno voleva prendersi il diritto di parlare per altri. Abbiamo detto di essere contrari al progetto, per una serie di motivazioni, e questo è un giudizio legittimo così come lo possono essere altri. Non appoggiamo la realtà, e nessuno ci può contestare questa cosa: ci sono state scivolate poco carine, illazioni sul fatto che qualcuno di noi potrebbe avere interessi ad appoggiare una parte. Ma vorrei capire quali potrebbero essere, e se nessuno li tira fuori, almeno sarebbe necessaria una rettifica.
Federico Dettori - I temi della serata sono semplici. Confrontarsi su come stanno le cose, e capire cosa dobbiamo fare di quello che abbiamo creato. Eravamo convinti che la divisione tra tifosi facesse pensare che non ci fosse spazio per proseguire: la sala si è riempita, ma rispetto all’anno scorso siamo in una situazione peggiore, più triste, disuniti. Ma io continuo ad avere la speranza che le cose cambino: unirci, però, attorno a cosa? C’è un dato di fatto, che nelle ultime settimane ha cambiato le carte in tavola rispetto a luglio scorso, rispetto a quando Romagnoli diede – almeno a me – delle speranze. I fatti sono tre: la Fortitudo Pallacanestro non è fallita, e malgrado le carte facessero pensare ad una insolvenza. La Fip ha poi detto che è ancora affiliata. E abbiamo un’altra realtà che non si può chiamare Fortitudo. Meneghin ha detto che la Fortitudo Pallacanestro ha diritto di esistere avendo pagato quello che c’era da pagare: di fronte a questo, io penso che lo scopo nostro rimanga quello di salvare la Effe originale. Fare in modo che le persone si mettano d’accordo, che ci sia un percorso, per far giocare questa squadra in un campionato senior. Il programma da avere ha cinque punti: vogliamo una Fortitudo Pallacanestro ancora in campo, la vogliamo con imprenditori e persone serie che non abbiano a che fare con le gestioni passate, non ci interessa la categoria, non c’è bisogno di una squadra che gestisca il Palasport, e la SG deve riconoscere questa squadra.
Marco Odorici (in rappresentanza della Fossa) - Non serviva Meneghin per spiegare che a Bologna esiste una Fortitudo Pallacanestro, che i suoi debiti sportivi li ha pagati: a Bologna pare che nessuno lo voglia capire. Non esiste una Fortitudo di Sacrati, o di Romagnoli, o della Casa madre: questa è solo confusione, e ognuno crede di avere la sua. La Fossa rivendica di aver detto apertamente che la Effe è una sola, e che c’è un presidente inviso a tutti. Lo scorso anno è stata creata l’Associazione per salvare la Fortitudo, qualcosa che neanche nel calcio sono riusciti a fare a prova dell’amore di tutti, non solo della Fossa. Qualcuno doveva traghettare verso la salvezza, certo che ci sarebbe stato il fallimento della Fortitudo Srl: qui c’è stata la divisione, alla Fossa una certa opzione non era piaciuta, ma non ha spinto nessuno a non seguire altri progetti. E ora la Fip ha detto che la Srl è viva, e anche il mutuo potrebbe dare sorprese. Abbiamo parlato con tutti, per evitare le due Fortitudo, e tutti dicevano che davanti a questo rischio, la “nuova” avrebbe fatto un passo indietro. A chi traghettava, ma che voleva fare il timoniere, interessava solo avere il Paladozza. E ora la FIP ha deciso qualcosa che mette in difficoltà il Comune, che ha dato la cosa in mano a chi ha in mano solo un titolo di Legadue. Siamo stati traditi da chi doveva salvarci, e salvati da chi ci ha distrutti: noi scegliamo la Fortitudo, quella riconosciuta da Meneghin, affiliata alla FIP. Noi abbiamo dato priorità e scenari, mentre l’informazione manipola: se la Fortitudo rischia di morire, faremo di tutto per far sparire chi la vuole morta. Nessuno con noi è stato puro, e allora non lo saremo nemmeno noi. E l’Associazione, se non si scioglierà, dovrà aiutare a salvare la nostra squadra. Ora aspettiamo i fatti: c’è chi ha sbagliato, e faccia mea culpa. La Fortitudo è una, va riportata alle sue origini e non ci interessa in che categoria giocherà. Continueremo a chiedere a Sacrati di farsi da parte, condizione fondamentale: però lui ora ha salvato la Fortitudo, e non lo ha fatto nessun altro.
La frase “Sacrati ha salvato la Fortitudo”, oltre all'uscita dalla sala di una dozzina di persone, ha poi portato una tifosa a prendere la parola. Stiamo vivendo nei sogni: la scelta della Fossa può non essere condivisa, ma qui ognuno è in buonafede. C’è chi ha ideali, c’è chi cerca di essere pratico. Dovremmo essere uniti, ed evitare che altri, come Sabatini, ne traggano vantaggio: che la nuova società sia nata lì dovrebbe far capire qualcosa. Un po’ di discussioni tra le varie parti, Dettori che chiude dicendo “Romagnoli non ci ha presi in considerazione, Sacrati almeno possiamo provare a contrastarlo”: l’Associazione non può essere sciolta, e cercherà di muoversi seguendo i cinque punti precedentemente evidenziati. Proposta approvata quasi all’unanimità.
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