-Corriere di Bologna-
Continua la disinformazione mediatica
La recente storia della Fortitudo è tristemente lo specchio della città di Bologna. Inetti, affaristi, speculatori, inadeguati: da due anni, complici i personaggi di cui sopra, la vicenda del PalaDozza e del club che lo gestiva pende sulle teste dei cittadini e della Fortitudo. Mesi e mesi buttati per attendere una soluzione che chiaramente, da sola, non si sarebbe presentata mai. Ora la pretesa del Comune è chiudere tutto in una settimana, con una lodevole quanto difficilmente realizzabile bozza d’accordo ancora da ratificare. I bluff sono troppi. C’è stato lungamente il bluff di Sacrati, dei suoi «milioni» prima e della voglia di mollare poi, capace di tenere in scacco da tempo la sedicente «curva migliore d’Italia». Ora, quello di Romagnoli: «tradito» dalla Fip, dal Comune e dai soci. Qualcuno sostiene però che la sua fosse una polpetta avvelenata, e cioè che avesse venduto consapevolmente la pelle dell’orso anzitempo. Analizzando i fatti, emerge una sua imprudenza enorme: il PalaDozza per diventare un business chiede esborsi superiori al milione e sei previsto, il nome «Fortitudo» non c’è, Sacrati non è fallito. E qui entriamo in altri campi, perché un personaggio che in altre città sarebbe stato isolato e liquidato al più presto, a Bologna ha trovato sostenitori e sodali. Alla fine Romagnoli di quella polpetta avvelenata servita ai suoi soci è stato anche vittima: oggi vorrebbe farsi da parte, lasciando a Scapoli la gestione. Dice bene Tesini, quando sostiene che in altri tempi ci sarebbe stato più rispetto verso lo sport. Il 30 giugno — un mese fa... — il Comune di Bologna alzava in pompa magna la bandiera biancoblù assieme a Romagnoli in via San Felice 103, ribadendo che «la priorità è avere una squadra professionistica al PalaDozza». Ma quando l’ha avuta, l’ha mollata. Sono sorti impedimenti, ripensamenti. Oggi lo scenario che si dipinge è sconcertante: la mediazione tra Giulio e Gil è appesa a un filo e con essa la possibilità di recuperare i 6,4 milioni, il PalaDozza per la terza stagione rischia di stare senza basket professionistico. Se la fumata sarà nera, come finora è stata, il debito rimarrà sulla schiena dei cittadini. Non solo, oggi «Effe biancoblù» è vicina a scomparire del tutto, lasciando al Comune l’onere della gestione. E il cerchio si chiude. In tre anni, la città di Bologna non avrebbe risolto niente, non si sarebbe liberata di Sacrati, non avrebbe consolidato una soluzione per il palasport e non avrebbe recuperato la sua gloriosa Fortitudo. Nemmeno l’esilarante massone interpretato da Corrado Guzzanti avrebbe potuto ideare una strategia tanto farlocca. Solo qui. Solo noi
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