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Giulio Romagnoli è intervenuto a "Chiacchiere da bar" su Radio Bologna Uno. Ecco le sue parole:
Giulio Romagnoli, ci sono state stoppate ma la partita va avanti.
“Siamo fortitudini e non ci arrendiamo. Eccessivo definirle stoppate, abbiamo un attimo ingigantito il difensore avversario, c’è stata qualche complicazione ma più mediatico/emozionale che non sostanziale”.
Mai pensato di mollare tutto?
“Diciamo che come essere umano ho le mie debolezze, quando vedo la confusione regnare preferisco togliermici. Tanti episodi fanno pensare e fanno domandare se ne vale la pena, ma finora sia io che i miei soci, a partire da SG che è l’unica Fortitudo indiscutibile, ci siamo risposti che sì, ne vale la pena”.
Le questioni in ballo: marchio, mediazione con Sacrati, Paladozza.
Partiamo dal marchio. “Credo ci sia poco da dire, non entro in materie che riguardano soggetti diversi. La società che rappresento, e la società titolare del marchio (SG) hanno un accordo di utilizzo, e di questo abbiamo prova e certezza. Sui rapporti tra SG e Fortitudo Pallacanestro non entro in merito, ma sulle nostre divise di gioco ci sarà quel marchio e non ci sono dubbi. Sorprende che circolino diffide che tra l’altro a noi non sono mai arrivate, ma i contratti ci sono, sono depositati, e non dimentichiamo che la Casa Madre partecipa all’iniziativa, non siamo la controparte di nessuno. Il marchio, assolutamente, sarà sulle nostre maglie”.
Ieri Sacrati si è reso disponibile ad un passo indietro.
“Serve chiarezza. Il rapporto con Sacrati, a cui io offro solidarietà per l’ingente danno subito in questa vicenda, si sta sviluppando dalla scorsa estate, la porta è rimasta aperta fino a fine giugno per ragionare sulla sua volontà di proseguire e su come poterlo fare eventualmente insieme. Per salvare la Fortitudo nel rispetto degli interessi di tutti (e l’unico che noi abbiamo è vederla in campo). Ma dopo il 25 giugno non ci sono stati più contatti, per poi rivederlo spuntare in Arcoveggio: la porta è aperta, la disponibilità è totale, ma ogni cosa deve essere fatta in due, con una percorribilità ed una sostenibilità. Dati concreti non ce ne sono mai stati forniti, servirà sedersi e capire quali siano i desideri delle parti: lui, ripeto, non è il nostro nemico. Piuttosto, serve determinazione per arrivare alle soluzioni”.
Paladozza: sembra che le cose possano tornare in discussione.
“In questi mesi è stata fatta molta confusione. Gli atti dell’amministrazione precedente sono chiari e sono stati pubblicati, e noi auspichiamo anche una soluzione ex novo. Non è la nostra priorità, e parlo al plurale perché la nostra società è variegata e non può far speculazioni, fare un lavoro che non ci compete. Noi vogliamo che le società sportive possano fruire di un impianto adeguato per allenamenti e partite, che ci siano spazi per la raccolta pubblicitaria e attività correlate allo svolgimento delle attività. Non ci crea nessun tipo di problema questo approccio, anche se avremmo preferito ragionarne prima tra di noi. Gestire il Palazzo, con i costi che ha e con i possibili ritocchi di cui necessita, non è il nostro lavoro”.
Dove pensi sia stato l’errore che ha portato alla divisione tra tifosi?
“Io continuo a rispettare tutte le posizioni, sia per me che per la società che rappresento. Tutti vogliamo la stessa cosa, vedere una squadra con la Effe sul petto che corra e che si sbatta sul campo. Serve valutare seriamente e in modo approfondito le vie percorribili dopo averle tentate tutte. Forse non è stato evidenziato come, fino a pochissimo tempo fa, le abbiamo provate davvero tutte, ma quando arrivi ad un punto dove non ci sono prospettive ti attacchi a quello che hai. La Casa Madre partecipa all’iniziativa, ed è stata l’unico appiglio in grado di rappresentare tutti quanti. Poi sarebbe bello ricompattarsi, perché la tifoseria che batte le mani per la stessa unica squadra lo vogliamo tutti: la riconciliazione sotto il voltone di Via San Felice 103 sarebbe la cosa migliore, poi ognuno faccia come ritiene sia meglio. Ma a quell’indirizzo si troverebbero tutte le strade per farci ribattere il cuore”.
A Sacrati cosa diresti?
“Dal 26 giugno aspetto una tua chiamata, sono libero”.
Parlando di squadra, come si sta andando?
“Non lo so nemmeno io! Zare è arrivato da pochi giorni, è già al lavoro, avremo a breve delle risposte. Sempre nei limiti della sostenibilità, che non viene aiutata dalla confusione di questi giorni, ma faremo qualcosa di divertente”.
Domani ci sarà l’incontro con Rizzo Nervo?
“Ad ora è confermato. Non riguarderà solo la questione Palasport, per cui l’unica via è la chiarezza, la trasparenza e la legalità. Andremo anche a parlare della nostra iniziativa, che per contenuti etici e per impatto sociale, con la legittimazione avuta il giorno della presentazione, meriterebbe di avere ulteriore conferma”.
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