-Il Corriere di Rieti-
E’ definitivamente saltata la trattativa per acquisire il titolo di Udine. Alla Sebastiani non resta che sperare nel ripescaggio in A3.
Ieri è scaduto il termine per l'iscrizione al campionato di basket di Lega Due e Udine, al pari di quanto sembra aver fatto Rimini, potrebbe non avervi provveduto. Nella eventualità in cui così fosse, tutto il lavoro profuso da Michele Martinelli e dalla Sebastiani risulterebbe assolutamente inutile e verrebbe in un sol colpo vanificato. Morirebbero sul nascere anche le speranze e le aspettative che sportivi ed addetti ai lavori avevano riposto in una iniziativa nata sulla ali dell’entusiasmo ed alla quale Rieti cestistica si aggrappava al fine di riabbracciare il secondo campionato professionistico. Quella di mercoledì è stata una giornata in fin dei conti interlocutoria e nella quale non è o, meglio, non era accaduto quasi nulla. Poi, giusto in tarda serata, e questo mentre il cda della Sebastiani era in riunione e stava lavorando con maggiore concretezza alla ipotesi LegaDue, è giunta l'informazione, assolutamente attendibile, della paventata non iscrizione di Udine al torneo. Perché? Per quale ragione i friulani preferiscono glissare e addirittura omettere questo adempimento, lasciandosi morire il prezioso titolo sportivo in mano piuttosto che procedere alle formalità di rito per poi tornare a trattarne l'alienazione? Le ragioni sono variegate, ma non possono di certo prescindere da una situazione patrimoniale negativa piuttosto pesante, incidente e che condiziona ogni movimento del sodalizio friulano. Udine ha un’esposizione debitoria importante, ma non impossibile da sanare. Le cifre ufficiali non sono note, ma in ogni caso nessuno rileverebbe un titolo “sporco” e, quindi, appesantito da insolvenze marcate senza averlo prima adeguatamente ripulito magari anche soltanto in (buona) parte. Questa, in sostanza, era stata la filosofia sposata fino ad oggi dalla Sebastiani nella conduzione delle trattative per la cessione del titolo con Udine. Michele Martinelli che ha ricevuto dai soci il mandato per condurre in porto la difficile opera negoziale, non potendo mettere sul piatto denari liquidi se non per una minima parte, aveva proposto l'accollo da parte di Rieti di una quota dei debiti dei friulani e, più propriamente, della quota corrispondente alla somma da corrispondere per l’acquisto del titolo sportivo. Udine - ciò accadeva lunedì pomeriggio - aveva bonariamente accettato la proposta del vulcanico Martinelli e tutto induceva ad essere ottimisti. In ogni caso il felice esito dell’accordo era subordinato alla piena solvenza di Udine per la restante e ben più elevata quota di debiti pendenti che, in una valutazione basata sulle proporzioni, la Sebastiani ed i soci si sarebbero accollati per un terzo mentre i restanti due terzi rimanevano a carico dei friulani. La proposta di Rieti, quantunque ritenuta congrua, non è servita a distogliere i proprietari del club friulano dalle proprie ambasce e così, mercoledì sera, questi avrebbero deciso di fermarsi e di non iscrivere la squadra alla competizione nazionale. L'evenienza, ove confermata, spegnerebbe definitivamente i riflettori su di una trattativa alla quale Rieti ha preso parte, fin dall’avvio, senza poi troppa convinzione e, soprattutto, mettendo sul piatto della bilancia non tanto una somma inadeguata quanto, invece, dilazionandone il pagamento in un tempo davvero troppo lungo e quindi poco allettante per chi vende e che, viceversa, ha cogente necessità di liquidità
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